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UNA BELLA LECTIO SUL BRANO DI ZACCHEO (a cura del Settore Adulti)
22/02/2010 22.19.32

Il Settore Adulti propone di approfondire il tema dell'anno "LO ACCOLSE CON GIOIA" leggendo la Lectio Divina che Mons. Manicardi ha offerto ai partecipanti al modulo formativo dell'estate scorsa, ed ora disponibile a tutti per la riflessione.

LECTIO DIVINA (LC 19, 1-10) (scaricala in pdf)

MONS. ERMENEGILDO MANICARDI
Rettore “Almo Collegio Capranica”


Parlerò del notissimo brano evangelico di Luca che riporta l’episodio di Zaccheo da un punto di vista biblico e dello studio dei Vangeli sinottici, oltre naturalmente a fare riferimento alla vita quotidiana.
Utilizzerò una serie di osservazioni che ci aiuteranno a cogliere il testo in tutta la sua ricchezza teologica, e soprattutto dal punto di vista dell’autore, Luca.
Innanzitutto occorre specificare che il brano di Zaccheo viene riportato solo da Luca: fa parte di quelle ricerche speciali che l’autore ha fatto nella tradizione. Occorre però dire che lo stesso testo è costruito a partire dal brano del giovane ricco presente nel Vangelo di Marco.
È’ un testo interessante da tanti punti di vista, ma in particolare da quello del rapporto con le ricchezze.
La prima differenza che notiamo fra i due brani è che Zaccheo si libera solo della metà dei suoi beni, mentre al giovane ricco il Signore dice « va’, vendi quello che hai (tutto, sottinteso) e dallo ai poveri». Zaccheo , invece, dice « darò la metà dei miei beni ai poveri».
Ma studiando con una relativa profondità i vangeli si trova qualcosa di più interessante, si vede come Luca ha pensato in profondità in questa importantissima parte del Vangelo.
Conviene leggere il decimo capitolo in Marco che sembra essere fuori tema: la presentazione di Gerico.
Siamo ormai molto vicini a Gerusalemme quando si arriva a Gerico.
Marco ha presentato Gesù che cammina e proprio per non distrarre i lettori ha cominciato a farlo fin dal capitolo ottavo, e non ha mai detto che Gesù sia diretto a Gerusalemme.
In questo cammino Gesù istruisce i suoi discepoli e dice che il Figlio dell’uomo dovrà patire, morire e risorgere, ma non dice dove e quando, infatti solo al cap. 10, 32 -33 (cioè molto avanti) all’improvviso l’evangelista Marco ha ammesso questa notizia « mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore». Per la prima volta è apparso che la vita di Gesù è Gerusalemme. È’ interessante vedere come reagisce Gesù in questa situazione :« prendendo di nuovo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto»; mentre prima aveva insegnato il destino del Figlio dell’uomo, adesso si prepara a profetizzare, ma non a tutti i discepoli, non a tutte le folle, ma solo ai Dodici dice cosa sta per accadergli: «ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato» . Presenta solo ai Dodici, in disparte, ciò che aveva detto a tutti i discepoli e dice «sta accadendo adesso, noi saliamo adesso a Gerusalemme e adesso il Figlio dell’uomo sarà….».
A questo punto c’è un episodio un po’spiacevole: appena ha finito questa predizione si avvicinano a Gesù Giacomo e Giovanni, Figli di Zebedeo dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?» Gli risposero: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra ».
La risposta di Gesù è molto impegnativa, conduce a un testo di importanza straordinaria, al versetto 45 molto rapidamente Gesù conclude dicendo: «Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». È’ una frase di straordinaria importanza, un unicum nel vangelo: questo grande viaggio sta per concludersi e “il figlio dell’uomo è venuto….” Adesso il punto che più interessa, subito dopo queste parole è: «E giunsero a Gèrico…. E mentre partiva da Gèrico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire : Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!. Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: Figlio di Davide, abbi pietà di me! Allora Gesù si fermò e disse: Chiamatelo!. E chiamarono il cieco dicendogli: Coraggio! Alzati, ti chiama! ».
Bartimèo si rivela un personaggio particolarmente interessante nella storia: mentre i due figli di Zebedèo, Giacomo e Giovanni, quelli più importanti comunque dopo Pietro, alla medesima domanda di Gesù “Cosa volete che io faccia per voi? rispondono: vogliamo sedere uno alla tua destra e uno alla tua sinistra quando verrai nella gloria (e Gesù risponderà che per stare vicino a lui bisogna bere il calice, bisogna ricevere il battesimo)”, Bartimèo è quasi in contrasto perché alla domanda “Che vuoi che io ti faccia?”, Bartimeo risponde con parole bellissime: «Rabbunì, che io ci possa vedere bene!»” (se traduco con meticolosità dal greco, Rabbunì: che ci torni a vedere bene!) “e Gesù gli disse: «Và, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada”. Cioè lo seguì nel cammino verso Gerusalemme.
Dunque Luca che ha letto molto e meditato Marco, prima di accingersi al suo lavoro, aveva questo come base.
Immediatamente dopo, Gesù entra a Gerusalemme, è la Domenica delle Palme. Vale la pena ora vedere come vede Luca: egli non ha fatto come Marco per il viaggio a Gerusalemme, non l’ha tenuto segreto. Infatti già dal capitolo 9 Luca ha inserito questo tema: “Gesù rese dura la sua faccia perché era incamminato verso Gerusalemme” e ha costruito stupendamente come narratore il grande viaggio verso Gerusalemme inserendo molto materiale interessante: molti aspetti che in Marco non erano presenti e che aiutano invece il cristiano a capire la sua vita.
Il grande racconto del viaggio verso Gerusalemme copre dal capitolo 9 fino al capitolo18 dove ritroviamo il brano a cui ci stiamo riferendo.
Anche Luca dopo questo lunghissimo viaggio deve fare arrivare Gesù a Gèrico ma, al contrario di Marco, effettua una “frenata” più lunga. Attorno a Gèrico infatti Luca fa una riflessione e presenta l’episodio in una situazione temporale diversa: al capitolo 18,35 “mentre si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada”. Marco invece aveva detto: “E giunsero a Gèrico. E mentre partiva da Gèrico 2
insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare”. Dunque Marco sposta l’episodio fuori da Gerico.
Gli evangelisti sono sempre molto precisi, però Luca deve inserire prima questo episodio perché a Gèrico dovrà parlare di Zaccheo: capitolo 18,35-42.
Ci accorgiamo chiaramente che è una trascrizione ma proprio in queste trascrizioni, e per la Lectio divina in particolare, naturalmente è interessante osservare i dettagli: “subito ci vide di nuovo”. Questo personaggio è un po’ scolorito rispetto a quello presentato da Marco: per esempio non si dice il nome. Ovviamente si capisce l’intenzione del narratore, perché il personaggio dominante dovrà essere Zaccheo, quindi il nome Bartimèo è sostituito da “un cieco”. Infatti anche qui leggiamo“subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo”e non ripete più “lungo il cammino”, non ci fa intravedere che stanno andando a Gerusalemme, ma semplicemente chiude dicendo: “e tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Dio”.
Dunque un episodio importante anche per Luca, ma senza una sottolineatura particolare. Invece ora dal capitolo 19,1 comincia il racconto di Zaccheo. “Entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando”.
Questo episodio viene posto proprio al centro dell’attraversamento della città, ma ciò che è molto importante è vedere come l’episodio non termina qui perché, se si legge bene il testo, il versetto che segue dice: “Mentre essi stavano ad ascoltare queste cose, Gesù disse ancora una parabola” (“continuò a parlare” dice letteralmente in greco), cioè “la parabola delle mine”, che in Matteo è detta “la parabola dei talenti”. E’ una specie di terzo episodio.
Si può vedere come Luca abbia costruito un grande quadro per questo passaggio a Gèrico. Cosa succede mentre Gesù si avvicina a Gèrico? C’è l’episodio alla periferia di Gèrico, quello di Bartimèo, il cieco, poi c’è l’episodio centrale di Zaccheo che successivamente conduce al terzo, la parabola delle mine.
Mentre erano nella casa di Zaccheo, in effetti Gesù era vicino a Gerusalemme e la gente che era attorno a lui pensava che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro, e Gesù continuò a parlare e disse “un uomo di nobile stirpe partì per un paese lontano…”.
Il messaggio di Luca è veramente molto chiaro ma se vogliamo ascoltare bene questo testo, dominarlo nella conoscenza, dobbiamo legare Zaccheo a Gèrico tenendo insieme tutto questo impianto e vedere che Zaccheo insieme alla parabola seguente sono per Luca il pezzo forte. Subito dopo Gesù entra in Gerusalemme.
Abbiamo anche in Luca la Domenica delle palme e allora siamo in uno di quei punti dove la narrazione raggiunge un apice per poi ripartire, sono quei punti sui quali davvero bisogna fare molta attenzione.
Occorre però sottolineare che la parabola delle mine merita una grande attenzione perché rappresenta un intreccio molto importante. Nel linguaggio corrente la parabola ha assunto il titolo de “la parabola dei talenti” tanto che nella lingua italiana e anche in altre lingue la parola talento è diventata una metafora fissa: “un calciatore di talento”, “un ragazzo di talento”, “che ne fai dei tuoi talenti”. Questa parola, che significa “una ricchezza notevole”, è usata in Matteo; in Luca c’è un’immagine più piccola, una parola minore, la mina, ma quello che invece non va perso di vista è che il racconto delle mine è montato su un episodio che rappresenta la vicenda di Gesù: “un uomo nobile partì per un paese lontano per prendere un regno e poi tornare”. Questo Gesù che sale in Gerusalemme parte per un paese lontano, il cielo, per prendere un regno e poi tornare. E mentre l’ uomo nobile sta tornando, i servi dovrebbero trafficare le mine. Si può vedere dunque come la struttura sia profondissima, molto importante, dove c’è moltissimo del genio di Luca.
Tornando alla figura di Zaccheo, ci chiediamo chi sia quest’uomo.
Probabilmente si potrebbe tradurre il testo dal greco in questo modo: “un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco”.
Ma allo stesso tempo si potrebbe tradurre molto bene anche così: “anche lui era un capo e anche lui ricco”. Perché può avere una certa importanza questo “anche”?
Il testo di Luca sembrerebbe fare riferimento all’episodio precedente del ricco, che noi siamo abituati a chiamare con Marco “il giovane ricco”. Luca, invece non l’ha presentato come un giovane, l’ha presentato come un capo. «Un capo lo interrogò: “maestro buono che cosa devo fare per ottenere la vita eterna?”». Probabilmente Luca ha voluto presentare Zaccheo come un capo, anche lui come l’altro e anche lui ricco.
Quindi è proprio il tema delle ricchezze e del possesso, che aveva rovinato il promettente che in Marco si chiama giovane ricco e che invece in Luca è un capo ricco.
Dunque l’evangelista non presenta un episodio qualunque: presenta di nuovo un uomo molto riuscito nella vita, anche lui un capo di pubblicani e anche lui ricco.
In realtà la situazione di Zaccheo era una situazione, come per tutti gli uomini, ambivalente. Sono situazioni in cui nella vita è riuscito: è un capo ed è ricco. Certo uno può dire: è una cosa pessima, capo dei pubblicani ma sempre capo nel suo genere. Un uomo che nella vita si è mosso con una certa abilità e secondo lui, nella sua mentalità ha raggiunto anche determinate mete. E’ un capo e anche la ricchezza è affluente nella sua casa. Ci sono però dei blocchi: la folla non si sposta certo per fare strada a questo pubblicano che vorrebbe vedere Gesù. Nessuno gli ha detto: «passa avanti». Probabilmente la folla è stata ben contenta di prendersi questa rivincita di fronte al capo dei pubblicani ricco e anche piccolo. Sono pochissimi gli uomini piccoli a cui piace essere piccoli, soprattutto per lui, ambizioso, la cui statura non è che lo allietasse molto. Ma il piccolo Zaccheo è per fortuna un personaggio positivo, è tempestivo, sa decidere e sa muoversi. Quando vede che non lo lasciano passare, corre avanti dove la folla non è ancora fitta fitta, rapido nelle scelte. E in questo si assomiglia a Bartimèo che urlava e non si è lasciato fermare dalla folla. Dunque Zaccheo corre avanti, è furbo e spregiudicato, non si vergogna di salire sull’albero. E’ certamente un uomo volitivo e si muove nella sua vita tra riuscite e blocchi, si muove però per la sua tempestività, per la sua intelligenza.
Una volta descritto il personaggio di Zaccheo, domandiamoci: «che cosa muove il cuore di questa storia?» non è la corsa di Zaccheo, non è neanche la sua salita sul sicomoro, ma è Gesù: “corse avanti e, per poterlo vedere salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse:«Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua»”. Quindi al cuore della vicenda siamo portati dalla scelte di Gesù, dalla vocazione che Gesù dà, questo Gesù che chiama Zaccheo giù dal sicomoro. Senza questo gesto il racconto non avrebbe nessuno sviluppo. Il finale sarebbe solamente che un certo Zaccheo ha visto Gesù e lo salutava.
Ciò che rende grande la vita di un uomo e di una donna è la chiamata del Signore che entra in integrazione con quello che siamo, ma a partire da Gesù, è determinante la Sua scelta. 4
Ma proprio quando Gesù prende sul serio Zaccheo ed entra in casa sua, si notano le vere difficoltà di Zaccheo. Tutti dicevano: “E’andato ad alloggiare da un peccatore” e il problema allora non era l’essere piccolo di statura. C’era infatti un giudizio molto pesante su di lui che si ritorce contro Gesù.
Luca è molto bravo nelle pennellate psicologiche, fa venire in mente quando Marta balza fuori dalla cucina e invece che sgridare Maria, sgrida Gesù: “non ti importa che mia sorella mi lasci sola a servirti?”. Qui succede la medesima cosa: il risentimento verso Zaccheo è tale, come il risentimento verso Maria, che ‘butta fango’ su Gesù. E’ proprio su questo sfondo che, compresa questa difficoltà che si tramuta in cattiveria contro Gesù, lo svelamento della situazione di Zaccheo diventa ancora più impegnativa. Ora è Zaccheo stesso che, alzatosi, dice al Signore: «ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Questa improvvisa intuizione di Zaccheo nasce dal fatto che, oltre a sperimentare egli stesso la mancata accoglienza da parte degli altri, comprende allo stesso tempo come non avesse un grande rapporto con i poveri.
Come reagisce Gesù? La reazione di Gesù svela la bellezza del suo piano e al tempo stesso di Zaccheo. Non bisogna mai smettere di osservare che non c’è nessun rimprovero di Gesù, “Gesù gli rispose: «oggi per questa casa è venuta la salvezza»”.
É un testo molto bello, e Luca utilizza un termine a lui molto caro, salvezza: nell’ambiente ellenistico di Luca i grandi sovrani amavano farsi chiamare salvatori.
Dunque, con questa parola Gesù svela la bellezza del piano di Dio. Ma ancora, possiamo spiegarne il perchè , “perché anch’egli” Zaccheo, il pubblicano, il traditore del suo popolo “è figlio di Abramo”.
Preparando questa meditazione mi è venuta in mente una cosa a cui non avevo mai pensato: Gesù dice “figlio di Abramo” che è in contrasto con quello che dice Giovanni Battista quando urlava “non dite: abbiamo Abramo per padre. Dio può trarre dei figli di Abramo anche da queste pietre”. Giovanni Battista era preoccupato di una moralità che negava la vera appartenenza al popolo di Dio. Gesù si muove in un’altra chiave.
Il piano di Dio è così bello che la salvezza entra in casa di Zaccheo con Gesù, ma, allo stesso tempo e in un certo senso indipendentemente da Gesù, Zaccheo è figlio di Abramo.
Gesù svela la bellezza del suo piano, la salvezza della casa e il valore di Zaccheo: Zaccheo è figlio di Abramo.
Gesù ha operato progressivamente uno svelamento bellissimo della realtà dove emergono tutti i lati negativi di Zaccheo, che non sono da togliere, ma vengono in luce dentro la bellezza del piano di Dio per cui si possono togliere: Gesù non dice che Zaccheo non è un peccatore ma la manifestazione del disegno di Dio, che Gesù dà ai presenti nella casa di Zaccheo stesso, è tale che Zaccheo si riprenda.
Qual è allora il punto alto dell’atteggiamento di Zaccheo? Cosa c’è in Zaccheo di così importante?: “la metà dei beni la do ai poveri”, questa è senz’altro la sua grandezza.
All’improvviso Zaccheo percepisce che c’è una realtà di poveri, poi vede la sua ricchezza e la divide a metà. Infine però gli rimane un bisogno che è il bisogno più grande che un uomo possa percepire: portare in se stesso una Verità Assoluta.
C’è un punto di questo testo che sembra essere strano e che dice “e se ho rubato a qualcuno”, qui Zaccheo propone un cammino per se stesso: metà è dei poveri, l’altra metà è sua, a condizione che venga una Verità profonda nel cuore.
Questo è il livello al quale bisogna arrivare.
Ovviamente il racconto non ci dà una conclusione perché come tutti i racconti, in particolare del Vangelo, quando avviene un’ identificazione nostra personale col personaggio, la conclusione che interessa è la nostra. Capiamo allora come a Luca non interessi sapere dove e come è finito Zaccheo dopo che lo ha portato in contatto con la nostra esperienza, ciò che conta ora, infatti, è quello che decideremo noi.
Gesù aggiunge qui una frase: “ il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. Si confronti LC 19,10 con MC 10,45.
E’ proprio su questo sfondo che parte la parabola delle mine: “Mentre essi stavano ad ascoltare queste cose, Gesù disse ancora una parabola perché era vicino a Gerusalemme ed essi credevano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all`altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile stirpe partì per un paese lontano per ricevere un titolo regale e poi ritornare. Chiamati dieci servi, consegnò loro dieci mine, dicendo: Impiegatele fino al mio ritorno. Ma i suoi cittadini lo odiavano e gli mandarono dietro un`ambasceria a dire: Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi. Quando fu di ritorno, dopo aver ottenuto il titolo di re, fece chiamare i servi ai quali aveva consegnato il denaro, per vedere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine. Gli disse: Bene, bravo servitore; poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città. Poi si presentò il secondo e disse: La tua mina, signore, ha fruttato altre cinque mine. Anche a questo disse: Sarai tu pure a capo di cinque città. Venne poi anche l`altro e disse: Signore, ecco la tua mina, che ho tenuta riposta in un fazzoletto; avevo paura di te che sei un uomo severo e prendi quello che non hai messo in deposito, mieti quello che non hai seminato. Gli rispose: Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l`avrei riscosso con gli interessi. Disse poi ai presenti: Toglietegli la mina e datela a colui che ne ha dieci. Gli risposero: Signore, ha già dieci mine! Vi dico: A chiunque ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me»”.
La parabola è molto bella perché rimette ancora in movimento tutta la vicenda di Zaccheo. Il racconto non è finito: come sarà il prosieguo della vita di Zaccheo?
Ai servi che siamo noi sono state date delle monete, bisogna che queste monete siano investite bene.
Si presenta ancora una volta la storia di Dio ed è molto bella questa vicenda delle monete, esse devono essere usate nella storia ma vengono da Dio. Dio ha gettato tantissime monete dentro la storia distribuendole bene.
Ma come funzionano le monete di Dio? Le monete di Dio funzionano dentro le scelte degli uomini.
Questa è la grandezza di Dio: Dio ci ha chiamati a collaborare, non perché Egli sia pigro, non per gioco, ma le monete di Dio diventano ciò che noi sappiamo farle diventare.
Se una Chiesa è pigra nella missione c’è meno missione, se una Chiesa è pigra nel purificarsi è meno Chiesa.
Dio è sempre lo stesso, però perché accade che abbiamo secoli missionari e secoli implosi in se stessi? Perché nella storia della Chiesa abbiamo momenti d’oro e secoli di ferro? E’ Dio che dà a una generazione e all’altra non dà? Il re è andato via ma tornerà e noi, come stiamo utilizzando le monete che Dio ci ha distribuito? E’ una domanda cogente per il singolo ma è una domanda cogente anche per la Chiesa. Ma allora, secondo questo racconto, chiediamoci se l’uomo vale oppure no; se l’uomo vale o, se non vale, è lo stesso, perché comunque poi Dio che perdona tutti. Gesù insegnava che l’Inferno esiste, diceva infatti“buttalo fuori dove sarà pianto e stridore di denti”: non conviene farsi un’idea di un Dio ‘bonaccione’, e neppure dobbiamo pensare a un Dio violento nell’AT e dolcissimo nel NT, come spesso accade.
Dobbiamo andare verso un concetto molto serio di Dio, perché l’uomo ha valore in quanto è lui stesso che gestisce le monete di Dio e il segnale di questo valore ci è dato da quel particolare così sconcertante “prendete la moneta di questo uomo infruttuoso e datela a colui che ne ha dieci” e il coro benpensante cattolicissimo dice “ma perché? Ne ha già dieci…”.
Dunque l’uomo ha valore se è stato capace di produrre dieci monete da una moneta.
Il racconto ci fa vedere un contrasto molto forte: non basta sapere che Gesù arriva a Gerusalemme, che il Regno di Dio è vicino, tutti gli uomini sanno questo ma tendono a dividersi in due gruppi, da una parte c’è Zaccheo, dall’altra ci sono tutti i mormoratori i quali hanno ragione ma non sono riusciti a collocarsi nel posto giusto. Da una parte ci sono i trafficanti di mine positivi e dall’altra c’è quello che Gesù chiama ‘il servo malvagio’.
Noi siamo sulla grande strada di Gesù, abbiamo già fatto con Lui un lungo tragitto, ma questa strada dove porta? Questa strada va a Gerusalemme, dove troveremo la Pasqua: passione, morte e resurrezione. Ma Gerusalemme per Luca non è solo questo: Gerusalemme è il luogo dal quale esplode la missione e da Gerusalemme si espande fino ai confini della Terra. L’uomo che sa capire ed entrare operativamente nel disegno di Dio, cioè l’uomo che sa prendere delle decisioni concrete, è un uomo che vale: questo è ciò che conta sulla grande strada di Gesù. Per tutta la vita siamo esposti a questo stupendo gioco dei doni di Dio, delle monete che ci giungono tra le mani ma è per tutta la vita che siamo esposti al gioco delle brutte sorprese, il gioco della scoperta dei nostri limiti, il gioco di alcuni blocchi.
Proprio allora dunque sarà veramente cristiano e veramente simile a Zaccheo colui che saprà prendere delle decisioni veramente consistenti, decisioni radicali tipo “metà dei miei beni la do ai poveri” e lungo questa via riesce anche a purificarsi, riesce anche a capire che lui stesso non è custode della sua vita e se guarda indietro non deve dire “ ho frodato” oppure “non ho frodato” ma deve dire “se per caso mi rendo conto che ho frodato”... In questo non vi è incertezza, nessuno potrebbe dire a Zaccheo che è incerto ma è l’uomo che ha capito che abbiamo bisogno di una purificazione in cui non siamo noi soltanto i giudici di noi stessi, non siamo personaggi che si autoassolvono. E allora il ritorno del Signore è un ritorno bellissimo, è un ritorno dove le monete diventano città.
Per l’Azione cattolica questa è un’immagine bellissima “ha guadagnato dieci monete d’oro, dategli autorità su dieci città, su dieci comunità di uomini”. Dunque al Signore dobbiamo chiedere che ci faccia comprendere bene Zaccheo. La tenerezza che il Signore ha usato con Zaccheo “oggi voglio fermarmi a casa tua” ce l’ha avuta anche con noi, con ciascuno di noi; ma poi dipende dall’altezza della risposta verso cui noi andiamo.
Concludendo e prendendo come esempio un’immagine scherzosa, il predicatore delle indulgenze diceva “quando la moneta tocca il fondo della cassetta, l’anima sale al cielo”, ma il problema vero è sapere quale rimbalzo verso il cielo e verso gli altri produce la moneta che Dio ci ha donato nel momento in cui ci tocca.


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